Cinzia

Cinzia

Di tutti i personaggi che Leo Ortolani ha creato all'interno della saga ormai quasi trentennale di Rat-Man, uno dei più amati e memorabili è senz'altro Cinzia, la transessuale platinata. Con questo massiccio romanzo grafico inedito, Leo racconta Cinzia come non l’avete mai conosciuta, tra amore, consapevolezza di sé, esposizione dell’ipocrisia dei perbenisti, pathos, comic...

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Title:Cinzia
Author:Leo Ortolani
Rating:
Edition Language:Italian

Cinzia Reviews

  • Andrea Amadio

    Si ride, si piange, si riflette, ci si emoziona.

    E nulla è come prima dopo averlo terminato.

    Meravigliosa graphic novel di uno dei fumettisti più importanti del panorama italiano che dimostra come a volte il genere sia solo una sequenza di lettere.

    E che più di esse, ciò che vale è il cuore.

  • Cristiano Frigo

    Primo stand alone dedicato a Cinzia. Il transessuale platinato del mondo di Rat-Man. Qui Cinzia si muove in un terreno indipendente da quello del ratto, un mondo molto simile all'Italia contemporanea. Si ride, si riflette, ci si commuove. Ortolani qui si rivela al suo massimo, dimostrando tutta la sua sensibilità nel trattare con toni anche esasperatamente comici e, soprattutto, mai pietistici un argomento delicato come quello della vita da transessuale nella società. Una società che fondamental

    Primo stand alone dedicato a Cinzia. Il transessuale platinato del mondo di Rat-Man. Qui Cinzia si muove in un terreno indipendente da quello del ratto, un mondo molto simile all'Italia contemporanea. Si ride, si riflette, ci si commuove. Ortolani qui si rivela al suo massimo, dimostrando tutta la sua sensibilità nel trattare con toni anche esasperatamente comici e, soprattutto, mai pietistici un argomento delicato come quello della vita da transessuale nella società. Una società che fondamentalmente ti vuole solo come capriccio erotico da tenere nascosto in una videochat.

    Capolavoro.

  • Cristina Gimini

    Ho sempre qualche problema con i fumetti o libri a tema LGBT, a mio parere frequentemente affetti da due grandi difetti generali: da una parte spesso sono tanto estremi da diventare portatori di un messaggio non tanto di uguaglianza, quanto di diritto di sopraffazione della comunità su ciò che oggi è considerato (erroneamente) "normale"; dall'altra, quando non cadono in questa trappola, sono interamente incentrati su una dimensione ipersentimentale che, più che sensibilizzare sull'argomento in m

    Ho sempre qualche problema con i fumetti o libri a tema LGBT, a mio parere frequentemente affetti da due grandi difetti generali: da una parte spesso sono tanto estremi da diventare portatori di un messaggio non tanto di uguaglianza, quanto di diritto di sopraffazione della comunità su ciò che oggi è considerato (erroneamente) "normale"; dall'altra, quando non cadono in questa trappola, sono interamente incentrati su una dimensione ipersentimentale che, più che sensibilizzare sull'argomento in maniera intelligente, racconta una favoletta con personaggi a cui ci si può anche affezionare, ma che non riesce a inserirsi in un pensiero critico e costruttivo del vero e proprio cambiamento di mentalità che, oggi più che mai, appare necessario nella nostra comunità. Un approccio così favolistico appare come una decalcomania, quando il vero e proprio tatuaggio, e di conseguenza il cambiamento, si articola a partire da una trattazione di stampo più critico e razionale (quando comunque accompagnata da elementi sentimentali ovviamente necessari).

    Cinzia riesce a essere esente da questi errori e a fare ancora di più: a presentare quello che oggi è un vero e proprio problema sociale in maniera accessibile, che non rimane fine a se stesso, ma stimola riflessioni ben più profonde sul nostro modo di vivere, sui tipi di amore, sulla cristianità in generale e sull'essere cristiani veri e propri, sui pensieri distruttivi che serpeggiano nella società, sul DIVERSO, che è bello e soprattutto umano.

    Cinzia non è un occhiolino ai fan di Rat-Man, ma è un'analisi puntualissima, cinica e divertente, che ha lo scopo di sensibilizzare in maniera oserei dire sublime su ciò che ci circonda e che siamo spesso spinti a considerare "una macchia nel mondo".

    Leggetelo, che vi fa bene! Evviva il maculato.

  • Norbert

    Splendido

  • Felosial83

    Sensibilità, ironia, tatto, riflessione. Ci vorrebbero molti più Ortolani in questo mondo, meno male che intanto c'è Leo ❤

    Sensibilità, ironia, tatto, riflessione. Ci vorrebbero molti più Ortolani in questo mondo, meno male che intanto c'è Leo ❤️

  • Gabriele Pallonetto

    Bellissimo, il miglior tributo possibile ad uno dei personaggi più importanti di Rat-Man.

    Consigliato a tutti (maggiorenni preferibilmente) e leggibilissimo anche se non conoscete Rat-Man!

    Affronta le tematiche LGBT con un umorismo mai volgare e fuori luogo ma che anzi, è più che funzionale alla delicatezza della storia.

    Leo Ortolani ha saputo porre l'accento dove andava posto ed ha sottolineato (quasi) tutte le ipocrisie sia dal punto di vista etero sia non.

    Davvero un'ottimo lavoro, l'ennesimo

    Bellissimo, il miglior tributo possibile ad uno dei personaggi più importanti di Rat-Man.

    Consigliato a tutti (maggiorenni preferibilmente) e leggibilissimo anche se non conoscete Rat-Man!

    Affronta le tematiche LGBT con un umorismo mai volgare e fuori luogo ma che anzi, è più che funzionale alla delicatezza della storia.

    Leo Ortolani ha saputo porre l'accento dove andava posto ed ha sottolineato (quasi) tutte le ipocrisie sia dal punto di vista etero sia non.

    Davvero un'ottimo lavoro, l'ennesimo segno di maturazione artistica di un grande autore italiano!

  • TwinFitzgeraldKirkland

    Mi approccio sempre con una certa dose di cauto pessimismo a opere che affrontano tematiche delicate, che si vada dal queer al razzismo passando per tutto quello che c'è nel mezzo. Noto in particolar modo in Italia una certa propensione da un lato alla vuota retorica e seriosità pesante, o perchè l'argomento non lo si conosce a fondo ma lo si vuole

    Mi approccio sempre con una certa dose di cauto pessimismo a opere che affrontano tematiche delicate, che si vada dal queer al razzismo passando per tutto quello che c'è nel mezzo. Noto in particolar modo in Italia una certa propensione da un lato alla vuota retorica e seriosità pesante, o perchè l'argomento non lo si conosce a fondo ma lo si vuole affrontare perchè vende o perchè non si vuole rischiare di offendere nessuno e di avere grane, e dall'altro a un patetismo imperante che vuole spremerti la lacrimuccia a tutti i costi, con risultati che almeno nel mio caso diventano comici.

    Non è assolutamente questo il caso.

    Con

    , ultima fatica di Leo Ortolani, sono andata praticamente sul sicuro, un po' perchè questo volume mi era stato consigliato da fonti decisamente affidabili e un po' perchè già nelle pagine di Ratman Cinzia Otherside risultava uno dei personaggi più iconici e memorabili. Buffa ma triste, perennemente in bilico tra la fierezza di mostrarsi per quella che è, bellissima dentro e fuori, tosta e romantica, e una vergogna intrinseca dovuta al giudizio spietato e feroce di una società che non capisce e giudica.

    Qui non si resta delusi, ritrovando lo stesso personaggio complesso, affascinante e divertente in una storia che la vede assoluta protagonista. Cinzia è una ragazza come tante: convive con l'amica di sempre Tamara, vuole fare l'architetto ma si barcamena tra mille rifiuti, non smette mai di sognare l'amore nonostante le molte delusioni subite, perchè nessuno potrà mai toglierle il piacere di innamorarsi di qualcuno. Ma per il mondo Cinzia ha un problema, Cinzia è una macchia da cancellare.

    Perchè i suoi documenti dicono che Cinzia si chiama Paul.

    Questo non fa altro che renderla diversa, sbagliata, incomprensibile finchè a volte non finisce per crederci anche lei: persino Tamara, che pure è sempre lì a sostenerla nelle sue follie e nei suoi innamoramenti disperati le dice di rassegarsi, di smetterla di cercare una vita normale e di fare spettacoli a luci rosse sul web come lei invece di gonfiare palloncini alle feste per bambini per due spiccioli perchè col porno si guadagna bene (la solita ipocrisia benpensante, per cui di una donna come Cinzia e Tamara non ci si innamora, ma la si guarda dallo schermo di un pc)

    Questo però non le impedisce di innamorarsi di nuovo.

    Lui si chiama

    , è bellissimo e lavora presso

    . Cinzia non sa altro di lui, non sa nemmeno se Thomas potrebbe prendere in considerazione l'idea di farsi approcciare da una ragazza come lei (perchè Cinzia spesso è la prima a sentire su di sè il peso dei pregiudizi della società), ma si premurerà di scoprirlo con uno stratagemma perchè Cinzia non si arrende mai.

    *

    Ora, credo di non aver mai riso e pianto tanto con un fumetto: Leo riesce come sempre a proporre tematiche delicatissime in modo davvero sublime con una comicità e una cattiveria uniche. Si ride in certe scene in cui si svelano certe incoerenze della comunità LGBT, o delle parti in cui Cinzia subisce tutta una serie di stigmi sociali, ma non si ride mai DI lei, e la risata è sempre in procinto di tramutarsi in commozione.

    La Cinzia di Leo è la perfetta incarnazione dell'umorismo pirandelliano.

    Pirandello infatti distingueva tra comico e umoristico: affermava che il comico genera immediatamente la risata in quanto "avvertimento del contrario" (vedo un uomo vestito da donna, avverto che ciò non è "naturale" e questo mi scatena immediatamente il riso), mentre l'umorismo è il "sentimento del contrario" e nasce da una considerazione meno superficiale della situazione: chissà perchè questo uomo si veste da donna, chissà perchè si sente donna, chissà quali pensieri ci sono nella sua testa, che sfide deve affrontare. Ed ecco che la risata si trasforma in un sorriso di amara comprensione, ed è esattamente quello che accade leggendo questo volume, che consiglio tantissimo non solo a tutti coloro che hanno a cuore queste tematiche e anche a chi forse manca un pochino di empatia.

  • Raxilia Running

    Ho sempre amato Cinzia, fin dalle sue primissime apparizioni - soprattutto in quel "Cinzia La Barbara", dove era lei la protagonista assoluta e dimostrava quanto interessante sarebbe stata una storia seria, drammatica, dove "il transessuale platinato della Quinta Strada" dimostrasse fino in fondo il suo potenziale nascosto (no, non sto parlando di "quel" potenziale da trenta centimetri, anche perché non è mai stato nascosto) (per nulla).

    Perché, diciamocelo, il Ratto una spasimante come Cinzia no

    Ho sempre amato Cinzia, fin dalle sue primissime apparizioni - soprattutto in quel "Cinzia La Barbara", dove era lei la protagonista assoluta e dimostrava quanto interessante sarebbe stata una storia seria, drammatica, dove "il transessuale platinato della Quinta Strada" dimostrasse fino in fondo il suo potenziale nascosto (no, non sto parlando di "quel" potenziale da trenta centimetri, anche perché non è mai stato nascosto) (per nulla).

    Perché, diciamocelo, il Ratto una spasimante come Cinzia non se la meritava e mi si stringeva sempre il cuore che Cinzia stessa si umiliasse dietro uno sfigato che neanche era capace di apprezzarli, tutti i suoi talenti. Finiva sempre per essere un po'

    , per dirla come gli anglosassoni, e trovavo frustrante che non le fosse mai permesso di avere il suo riscatto personale.

    "Chissà," mi chiedevo, "se Ortolani si renderà mai conto del tesoro che ha partorito la sua matita".

    E poi se n'è accorto.

    Di "Cinzia" potrei dire molte cose - mantenendomi fuori dall'area spoiler. Che mi ha più volte portata sull'orlo delle lacrime - perché c'è una costruzione narrativa pazzesca, sinetica, serrata quando serve e dilatata il giusto, quando è il momento di lasciare al lettore quel tanto di respiro per farsi sommergere dalle emozioni e prendersele tutte in faccia, come uno schiaffo, e sentire che fanno malissimo.

    O che Ortolani lascia la retorica da parte ma non è un narratore neutrale, né ingenuo. "La vita non è mai una storia a fumetti," esclama Cinzia in due momenti di snodo della sua storia. E questa storia a fumetti non è melensa, non è esemplare, non è nemmeno inutilmente tragica. È una storia onesta e intensa, dove Cinzia può avere i suoi momenti assurdamente comici ma anche lo spazio di essere se stessa fino in fondo, senza essere sminuita o presa in giro per la sua "anormalità".

    Al di là di una storia che è coinvolgente, romantica in un modo per nulla zuccheroso, comica in quel modo a cui Ortolani ci ha sempre abituato, con certe battute brucianti, che ti prendono fra capo e collo, quando meno te lo aspetti - spuntando fuori dallo sfondo, mentre in primo piano accade di tutto.

    Al di là di questo, al di là dei tormenti interiori di Cinzia, espressi con grande delicatezza, c'è che le capacità narrative di Leo, in questo volume, si esprimono al meglio. Ortolani ha sempre avuto un concetto di distribuzione delle vignette in una pagina molto pulito, molto preciso, molto ispirato ai maestri del fumetto supereroico anni Sessanta a-là Steve Ditko. A questa pulizia, però, ha aggiunto la capacità di espandere come vuole una vignetta, fino a mangiarsi una pagina intera o a invadere entrambe, in spiazzanti splash page tutte bianche o tutte ricoperte di nero, che ti lasciano senza fiato.

    Perché arrivano al momento giusto per spezzare la narrazione e costringerti a rallentare e soffermarti, magari, su una singola frase. E addirittura, poi, c'è la scelta, tutt'altro che facile, di ridursi a due parole o non parlare affatto. Non disegnare nemmeno. Due pagine nere che sono un cazzotto nello stomaco. Ho sempre creduto che la potenza del fumetto, per rubare le parole a McCloud, fosse nella "closure", quella striscia bianca fra una vignetta e l'altra in cui tutto può accadere, in cui tu, lettore, devi trarre le conclusioni di quello che è successo fuori scena, fra un fotogramma e l'altro che l'autore ha scelto di mostrarti.

    Ortolani quella striscia la trasforma in un immenso mare nero e riempire quello spazio fa male, soprattutto se sei riuscito a empatizzare fino in fondo con Cinzia - e la storia ti ha dato tutto lo spazio per farlo.

    È stata una lettura potente, così scorrevole e coinvolgente, che mi sono trovata a divorare "Cinzia" e pentirmene, perché mi è quasi sembrato che fosse finita troppo presto. Ho aspettato quindici anni - tanti quanti ne sono passati dalla prima volta che ho letto "Cinzia la Barbara" - ma è un attesa che Leo Ortolani ha ampiamene ripagato.

    Cinzia for President, insomma.

  • Valentina Agostinelli

    Non è divertente quanto, forse, credevo e speravo ma non è un male: è un libro commovente, attuale, che fa riflettere, a volte sorridere, a volte scendere la lacrimuccia... Ortolani è comunque sempre una garanzia di qualità e Cinzia si è confermata una meravigliosa Donna!

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